BLOG  / La comunicazione non verbale - cos'è e come funziona

 30/12/2014 
 Nella mia attività di coach professionista, ogni giorno ricevo conferme su quanto sia davvero fondamentale la comunicazione non verbale nel vasto campo della comunicazione.

Quando comunichiamo, sicuramente facciamo molta attenzione a quello che diciamo e cerchiamo di scegliere le migliori parole possibili. Spesso, però, non dedichiamo la stessa attenzione alle altre componenti della comunicazione e cioè ai nostri gesti e alla nostra voce.

In realtà, esistono tre modi per entrare in contatto con il mondo e comunicare: in base a quello che diciamo (comunicazione verbale), come lo diciamo (comunicazione paraverbale) e quello che facciamo (comunicazione non verbale o linguaggio del corpo).

Questi tre canali comunicativi determinano, insieme, l’efficacia e il successo della comunicazione.

Quando si parla di efficacia della comunicazione, si intende la capacità di trasmettere al nostro interlocutore le emozioni, i sentimenti e gli atteggiamenti. In questo contesto, quando vogliamo trasmettere ciò che proviamo e sentiamo, secondo gli esperimenti scientifici condotti dalla UCLA University nel 1967, i gesti e la voce contano circa il 93%.

Infatti, gli studi condotti dal professore di psicologia della UCLA University, Albert Mehrabian, contenuti nelle sue opere “Silent Messages: Implicit Communication of Emotions and Attitudes (1967)” e “Non Verbal Communication (1977)”, hanno mostrato che ciò che viene percepito in un messaggio è così suddiviso:

55% I movimenti del corpo (comunicazione non verbale)
38% L’aspetto della voce (comunicazione paraverbale)
7% Le parole (comunicazione verbale)



L’efficacia di un messaggio dipende quindi solamente in minima parte dal significato letterale di ciò che viene detto, e il modo in cui questo messaggio viene percepito è influenzato maggiormente (93%) dai fattori di comunicazione non verbale.

 
In realtà questo è vero solo in un determinato contesto, a cui si riferiscono d’altronde i risultati di questa ricerca, ovvero l’espressione di sentimenti e atteggiamenti. Questo vuol dire che, se tu dici di essere arrabbiato mentre sorridi, chi ti ascolta crederà più al sorriso che alle tue parole. Il corpo reagisce sempre prima e, quindi, comunica prima del linguaggio.

Infatti, recenti ricerche, basate su studi di neuroimaging, hanno dimostrato come le parole abbiano un potere enorme sul cervello di chi le riceve. Ci sono parole in grado di modificare la nostra biochimica interna e altre che accendono nel cervello le stesse aree che si accendono quando la persona compie realmente l’azione descritta dal linguaggio verbale.

Per rendere efficace la tua comunicazione è’ molto più importante utilizzare il principio di coerenza e congruenza. Perciò, quando comunichi, il tuo obiettivo è quello di essere sempre coerente, sui tre livelli della comunicazione, concentrandoti allo stesso modo su tutti e tre.

La stessa cosa che dici a parole devi comunicarla con il corpo e la tua voce: scegli con cura le parole che dici e dille con una voce adeguata e il gesto giusto.

Nell’ambito della scienza della comunicazione, la comunicazione non verbale è suddivisa in quattro componenti.

1. La cinesica che comprende tutti i movimenti del corpo, come quelli oculari che determinano il contatto visivo, i gesti, la postura e la mimica facciale. Gli studiosi di comunicazione Paul Ekman e Wallace Friesen, della scuola di psicoterapia di Palo Alto, dove sorge il Mental Research Institute, hanno classificato quarantaquattro diversi movimenti del viso umano, come strizzare gli occhi, aggrottare la fronte, ecc. A differenza della parte verbale della comunicazione che è sotto il nostro controllo conscio, le espressioni facciali appartengono alla sfera incoscia. Attraverso la mimica facciale trasmettiamo le nostre emozioni, perciò le nostre emozioni sono scritte sul nostro volto!

2. L’aptica costituita dai messaggi comunicativi espressi tramite contatto fisico, ad esempio la stretta di mano, il bacio sulle guance come saluto, l’abbraccio, la pacca sulla spalla. Questa componente della comunicazione non verbale è fortemente influenzata dalle differenze culturali: in alcune popolazioni, come quelle latine, è presente un maggior contatto fisico, in altre, come quelle nord-europee il contatto fisico è notevolmente inferiore.

3. La prossemica che analizza i messaggi inviati con l’occupazione dello spazio. Il modo in cui le persone tendono a disporsi in una determinata situazione, può sembrare casuale, ma in realtà ha regole ben precise. Ognuno di noi tende a suddividere lo spazio che ci circonda in quattro zone principali:
• Zona intima (da 0 a 50 centimetri)
• Zona personale (da 50 cm ad 1 metro)
• Zona sociale (da 1 m a 3 o 4 m)
• Zona pubblica (oltre i 4 m)

4. Il paraverbale o prosodica si suddivide, a sua volta, in due sotto-categorie, la paralinguistica che racchiude l'insieme dei suoni emessi nella comunicazione verbale, indipendentemente dal significato delle parole.(tono e frequenza) e la cronemica che analizza la dimensione del tempo nella comunicazione, cioè il ritmo. Anche il silenzio rappresenta una forma di comunicazione paraverbale e spesso ha un significato maggiore delle parole, se è vero che “non si può non comunicare”, come recita il primo postulato della comunicazione coniato da Paul Watzlawick.


Come puoi intuire da tutto ciò, per comunicare in maniera efficace è fondamentale padroneggiare la componente non verbale della comunicazione; questo ti aiuterà a capire meglio gli altri e ad usare al meglio il tuo linguaggio del corpo!

Per farlo devi conoscerla, studiarla e applicarla. Sei pronto?

 

 

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